28 febbraio 2012

Manatthan Controtrasfert: musica per pensare

Con grande gioia annuncio la partenza di un nuovo progetto: i "Manatthan Controtransfert".
Lavoro spesso nel conseling e nella formazione con le canzoni di musica leggera; negli anni ho selezionato un repertorio vasto di canzoni utili ad approfondire tanti aspetti della conoscenza di sé, delle relazioni, ecc. E la sezione "Una musica può fare" di questo sito, con l'esperienza radiofonica sottostante, va proprio in questa direzione. Poteva bastarmi tutto ciò? Certo che no!
Così, spinto dalla voglia di riprendere in mano la chitarra e suggestionato dal bellissimo lavoro di Grassilli-Palmieri "Psicantria", mi sono detto: ma perché non eseguire dal vivo alcuni di questi brani? Sarebbero ottimi per tenere degli incontri-concerto nei quali affrontare dei percorsi tematici attraverso le canzoni suonate dal vivo e interagendo con il pubblico. Come chiamarla questa roba qui? Non lo so, sono ancora indeciso tra "pop training" e "concerto per pensare". O qualche altra cosa che poi mi verrà in mente. So invece che nome dare al gruppo che mi accompagna in questa avventura: "Manatthan Controtrasfert" (sì, è vero, è molto contorto in quanto costringo a cercare su Wikipedia cosa significa Controtrasfert e poi non tutti capiscono il gioco di parole con il nome del gruppo Manatthan Transfert. Ma sapete che noi artisti di un certo livello abbiamo le nostre idiosincrasie....). La voce è del gruppo è Luisa Greco, alle tastiere c'è Andrea Tommasi (praticamente il più scarso musicalmente sono io, ma siccome sono il fondatore del gruppo non hanno il coraggio di farmelo notare...).
Il primo appuntamento è "Ascoltami in stereo.... (tipo)" una serata dedicata a ripensare l'immagine femminile al di là dei soliti cliché. Appuntamento presso la libreria "Volta la carta" di Calimera (Le) alle ore 18.30 del 7 marzo 2012, con canzoni di Branduardi, Bennato, Ustmamò, Nava...
Se arriveranno applausi anziché pomodori, sentirete ancora parlare dei Manatthan Controtransfert...

27 gennaio 2012

Crescere è bello! (nonostante tutto)


Ho conosciuto le storie di diversi adolescenti di oggi e mi è sembrato di scorgere in esse un fattore comune. Molti di loro mettono in atto comportamenti "sabotatori" della crescita e dell'auto-realizzazione (limbo scolastico, non-scelte protratte sul piano professionale o affettivo,...). Sembra quasi che, sotto sotto, non abbiano nessuna voglia di terminare gli studi, uscire dal nucleo familiare d'origine e conquistare la propria indipendenza andando per la propria strada.
Una diffusa paura di crescere e del futuro li porta a considerazioni di questo genere: "Io sto bene in casa, mi coccolano, mi vogliono bene, mi rispettano. Sì, mi rompono un po' le scatole ma è un prezzo che pago volentieri, in fin dei conti. I miei bisogni primari sono soddisfatti e non mi manca nulla. Ho anche le mie libertà. Invece, riguardo il  futuro, mi dicono che la mia generazione è condannata al precariato, che avrò un futuro difficile, che mi dovrò sbattere parecchio per trovare uno straccio di lavoro e che comunque, quando lo avrò trovato, non potrà mai garantirmi la serenità. Perché mai dovrei voler crescere?".
In questa chiave leggo anche la fatica di tanti genitori che, con le migliori intenzioni, cercano di motivare i propri figli allo studio o alla scelta convinta di un percorso di vita/professionale con le seguenti parole: "Impegnati fin da ora, con lacrime e sangue, perché questo è quello che ti aspetta, abituati da adesso...".
In questo modo, però, ottengono l'effetto opposto. I loro figli iinfatti pensano: "Visto che già dovrò soffrire in futuro, perché dovrei faticare sin da ora? Sai che c'è? Io mi godo il presente, non ha senso faticare ora per costruire un futuro già così tristemente determinato". E restano bloccati in un limbo generazionale...
Cari genitori, avete mai pensato a mandare ai vosti figli un messaggio opposto? Vi aiuto io, dài. Iniziate così: "Crescere è bello. Faticoso, certo, ma bello. Diventare adulti significa diventare realmente autonomi, sperimentare possibilità, conoscere il mondo, contribuire a costruire il sociale, aiutare gli altri a crescere, inventare la polis, lottare per una causa.... E tutto questo è bello, lo vedi quanto mi piace? Finché resterete nelle vostre tane morbidose e sarete dipendenti dagli altri non potrete gustare tutta questa bellezza. Essere adulti è gratificante, mica roba da sfigati!".
Per aiutare i nostri figli a crescere, smettiamo di idealizzare e ovattare la giovinezza e mostriamo loro di essere adulti capaci di felicità.

20 novembre 2011

Emozioni e cambiamenti sociali - Una chiave di lettura tra Berne e Bauman

C'è una dimensione sociale delle emozioni? E come i cambiamenti sociali influiscono sulla manifestazione delle emozioni? Ho elaborato alcune riflessioni su questi temi e le ho fatto confluire in un breve articolo nel quale sostengo come sia cambiata l'espressione a livello sociale delle emozioni primarie (tristezza, paura, rabbia, gioia) al variare dei cambiamenti storici, interpretati a partire dal concetto di comunità espresso da Bauman. Parallelamente alla scomparsa di tale comunità, tristezza e gioia sembrano essere sempre più destinate a diventare emozioni private, mentre paura e rabbia si prestano ad un livello maggiore di manipolazione. In particolare, per queste due emozioni ho ipotizzato la presenza di un parassitismo emotivo a livello sociale secondo la formulazione propria analitico-transazionale.
L'articolo, apparso nel originariamente nel CD allegato al n° 8 di Neopsiche, è ora disponibile on-line qui, presso InCultura.

29 ottobre 2011

Educazione

Sono stato ospite della trasmissione "Questioni", sulla rete locale Teledehon. Il tema della puntata era la cosiddetta "emergenza educativa". Trovate qui la puntata per intero, mentre ecco qui i pezzi dei miei interventi.




25 ottobre 2011

S.O.S. Genitori

Essere un buon genitore è la cosa più difficile del mondo” è la frase che ogni genitore pronuncia almeno una volta nella vita. In effetti è un compito tanto bello quando faticoso per il quale non possono esistere delle Università e sono i figli i nostri primi insegnanti.

Ma nella complessità del mondo odierno è doveroso un sostegno ai genitori e al loro eroico impegno quotidiano. È per questo che il centro  “Piccoli Passi” (già impegnato ad offrire numerosi servizi educativi quali percorsi di psicomotricità e rieducazione del linguaggio) ha deciso di offrire un servizio aggiuntivo ai genitori.

Si tratta di “S.O.S. Genitori”, una "scuola" che ha l'obiettivo di sostenere i papà e le mamme salentini nel comprendere con più attenzione le esigenze educative dei propri figli per potervi rispondere in maniera più efficace di quanto non facciano già con il loro buon senso. Attraverso il confronto, lo scambio di esperienze e l'approfondimento di alcuni contributi delle scienze umane, i genitori saranno accompagnati lungo tutto l'arco dell'anno, per un sabato pomeriggio al mese, ad interrogarsi su temi quali l'intelligenza emotiva, l'educazione al buon uso della tecnologia, la comunicazione in famiglia, il valore delle regole e degli affetti.


Ecco le date e i relativi temi:
29 ottobre 2011 – “Morbidi, duri o come?” - Alla ricerca di uno stile educativo

26 novembre 2011- “I figli so piezz'e core” - Il linguaggio e i modi dell'amore
17 dicembre 2011– “Capire con il cuore, sentire con la mente” - L'intelligenza emotiva in educazione
28 gennaio 2012 - “Sorvolo, rimprovero o punisco?” - Regole e rituali per conoscere il mondo
18 febbraio 2012 - “Ti ho già detto di... NI” - Saper dire di no tra capricci e sensi di colpa
24 marzo 2012 - “Metti giù quella merendina!” - Alimentarsi bene per crescere bene
28 aprile 2012 – “Figli 2.0” - Educare ad un buon uso dei media e della tecnologia
26 maggio 2012 - “E a me chi ci pensa?” - L'equlibrio interiore dei genitori
La partecipazione è gratuita per i genitori dei ragazzi che già frequntano il Centro "Piccoli Passi", ma è aperta anche agli altri genitori con una quota di iscrizione pari a € 20,00 ad incontro, previa prenotazione al n. 3802065137.

La sede del Centro "Piccoli Passi" è a Lecce in via Alberto Sordi, 10 (Complesso residenziale "Agave" - Uscita Tang. 8A "Mercato Ortofrutticolo").

Io sarò il conduttore del percorso. Come mai? Soprattuto perché anche io sono un papà, un papà che cerca di fare al meglio il papà. E siccome non è un obiettivo semplice, mi aiuto con gli strumenti del mio strano la voro: la formazione degli adulti e il counseling. Nelle scienze umane (specialmente l'Analisi Transazionale), che ho studiato per passione e per professione, ho trovato parecchie risposte che mi aiutano nella difficile arte di essere genitore. E siccome non sono l'unico genitore a trovarsi di tanto in tanto nei pasticci, mi piace essere di sostegno ad altri genitori attraverso dei percorsi formativi loro dedicati o attraverso un percorso di counseling.

21 ottobre 2011

Maestri di strada

Io darei il Nobel, l'Oscar e qualunque altro premio a questi qua.
Signori, giù il cappello!

15 ottobre 2011

Ascoltare e basta

Nel percorso formativo per diventare counselor viene data una grande importanza alla cosiddetta "contrattualità": l'accordo iniziale che il cliente ed il counselor fanno e che definisce gli ambiti di intervento e le modalità di lavoro. In questa fase è importantissimo definire l'obiettivo del percorso di counseling, perché cliente e counselor in maniera congiunta possano monitorare l'efficacia del percorso.
Quando si fa una deviazione dall'obiettivo di cambiamento concordato, il counselor deve stare attento: c'è il rischio di "andare a spasso" e, per una questione deontologica, il counselor invita il cliente a ridefinire il "perché" del percorso. E' proprio quello che di recente mi è accaduto con un cliente, che ha chiesto di fare un altro pezzo di strada, ulteriore a quello concordato originariamente. Il rapido scambio di battute intercorso mi ha fatto ricordare una cosa semplice che ogni tanto va ribadita.

"Come mai hai chiesto di ritornare? Quale utilità ti aspetti dal nostro percorso insieme?"
"Ho bisogno di esporre le mie emozioni ed i miei pensieri a qualcuno. Voglio qualcuno che mi stia ad ascoltare per rimettere ordine, per dare un nome a quello che vivo. E' una cosa che non posso fare né a casa né sul lavoro. Qui ho finalmente qualcuno che mi ascolta".

Ho comunque chiesto al cliente di formulare un obiettivo di cambiamento, ma è importante notare come le sue parole abbiano centrato con immediatezza il cuore del counseling: l'ascolto "pulito", l'accoglienza della persona con la sua storia, le sue ricchezze e i suoi disagi.
Prima di ogni obiettivo di lavoro, di ogni percorso, di ogni metodologia, il cuore del counseling è proprio questo: ascoltare e basta. E questo è spesso l'aiuto più grande.

09 settembre 2011

Il parere degli esperti

"Libro molto interessante, linguaggio alla portata di tutti. Bellissimo... complimenti davvero".
(Amelia, catechista ed animatrice)

"Ho da poco finito di leggere il tuo libro e confermo il giudizio positivo: è semplice da leggere, non ci vuole la laurea, ed è essenziale, in quanto non si perde in inutili giri come farebbe un manuale e contiene solo le cose importanti da sapere per fare formazione ad un gruppo. Inoltre si adatta bene sia a chi sta per partire che agli educatori "più navigati". Simpatiche le vignette, io ne avrei messe qualcuna in più prima di introdurre gli argomenti come hai fatto nel primo capitolo".
(Tommaso, animatore)

"Complimenti, veramente un bel lavoro. Mi risulta che attualmente sia l'unico testo in Italia a proporre la sintesi tra formazione ecclesiale e mondo della formazione laica (umana e professionale). E' per questa sua particolarità e originalità che lo consiglio ai miei studenti".
(don Pio Zuppa, Professore di Teologia Pastorale presso la Facoltà Teologica Pugliese)

03 settembre 2011

I martiri di OT

Nel post precedente ho raccontato del mio incontro con il gruppo degli OT. Ripeto che sono un gruppo di adolescenti veramente speciali, in gambissima, impegnati da anni in un percorso di servizio solidale nella propria città (Trani). Ho avuto l'occasione di reincontrarli nuovamente, invitato dalla loro responsabile Giusy, per guidarli  in un'esperienza estiva di formazione, un cosiddetto "campo-scuola"; ecco qui qualche appunto sul percorso fatto.

Il campo ha avuto un duplice obiettivo: da una parte si è voluto fornire ai partecipanti alcune chiavi di lettura per analizzare le proprie relazioni di aiuto e poterne migliorare la qualità; dall'altra, si è lavorato sulla “progettualità di vita” alla luce della domanda: “Quale posto e quale forma intendo dare nella mia vita alla solidarietà?”.
Il primo nucleo formativo, attraverso l'analisi di alcune relazioni di aiuto prese dall'esperienza dei singoli partecipanti, ha portato gli OT a comprendere alcune delle “trappole” potenzialmente sottese ad una relazione di aiuto; prima su tutte la tendenza a impersonare il ruolo di “Salvatore” di una “Vittima” (secondo il modello del “Triangolo Drammatico” elaborato da Karpman). Un aiuto reale e di qualità non è quello di chi si sostituisce all'altro deresponsabilizzandolo ma, al contrario, quello di chi percorre un tratto di strada assieme a chi è in difficoltà perché questi possa camminare con le proprie gambe e non dipendere dall'aiuto esterno. La trappola del binomio “Salvatore-Vittima” è una delle più frequenti ed insidiose tentazioni nelle relazioni di aiuto ed espone anche “l'aiutante” al rischio di logoranti frustrazioni.
Il secondo step formativo era centrato sulla considerazione che chiunque intenda occuparsi di sostegno alla persona, deve fare molta attenzione al proprio equilibrio interiore e alla cura di sé, per evitare che la relazione di aiuto sia “inquinata” dalla tendenza sotterranea a prendersi riconoscimenti e soddisfazioni che non si riescono ad ottenerre altrove. Per questo motivo, gli OT sono stati invitati ad una sorta di “bilancio” di ciò che nutre il proprio essere e di valutare con sincerità i propri bisogni (specialmente affettivi) per poter in qualche maniera “custodirsi” come persone e, prendendosi cura di sé, liberare la relazione di aiuto dalla tentazione di manipolare l'altro per rispondere ai propri bisogni.
Qui è avvenuto il passaggio al terzo nucleo formativo. Dopo un primo momento dedicato all'esplicitazione della propria parte valoriale, i partecipanti si sono impegnati in un momento “progettuale” delineando, per grandi linee, quali saranno i fattori più importanti del loro futuro ed interrogandosi sul posto che vogliono dare alla solidarietà (e ai modi concreti con cui intendono viverla). Suggestionati dalla vicinanza al luogo dei Martiri di Otranto e dall'affascinante mosaico della Cattedrale idruntina, gli OT hanno avuto modo di riflette su cosa stanno spendendo la propria vita e hanno provato a comporre il mosaico della propria vita futura (vedi foto sopra).

Niente male per dei diciassettenni, vero?