22 marzo 2017

Che ci fai con una pietra?

Lo scorso anno al convegno nazionale di AssoCounseling ho presentato un'esperienza particolarmente importante per la mia storia personale e professionale. L'intervento si chiamava "Che ci fai con una pietra? - Un'esperienza di counseling con un malato di #SLA" e presentava la mia esperienza da counselor con Gaetano, l'ideatore di IO POSSO, esperienza che è andata ben al di là del counseling, coinvolgendomi personalmente in maniera travolgente.
A distanza di un anno, la Rivista Italiana di Counseling, ha pubblicato gli atti del convegno ed è ora possibile leggere QUI anche il mio contributo (numero 4, pp. 96ss.)

18 gennaio 2017

Tutti gli esclusi si somigliano. Ma c'è sempre qualcuno "più escluso" degli altri.


Non è bello sentirsi esclusi, etichettati, emarginati. Fa male sperimentare sulla propria pelle le ferite della vittima.
Ma questo non basta, purtroppo, a riconoscere come fratelli tutti gli altri esclusi, etichettati, emarginati. Essere vittima, non sfocia automaticamente nella solidarietà verso le altre vittime.
E resto incredulo nel vedere quante persone vittime di pregiudizi e discriminazioni a loro volta discriminino ed attacchino qualcun altro sulla base di altri pregiudizi.
Il meridionale che, emigrato al nord, se la prende con i nuovi migranti "che rubano il lavoro a noi del posto".
La donna schiavizzata che alimenta l'odio verso i gay.

Il gay che insulta il barbone.
Il disoccupato che gioisce del fallimento della bottega dei cinesi.

Il ragazzo disabile che si unisce al movimento neonazista e si scaglia contro gli ebrei e tutte quelle categorie di persone con cui avrebbe diviso la tragica sorte se si fosse trovato nei primi anni '40 ad Auschwitz o Birkenau.
Ho provato a ricostruire il monologo interiore di chi la pensa così, e me lo sono immaginato in questo modo:
"Non sono più io lo sfigato! Ce n'è un altro più sfigato di me!
Finalmente ho trovato il modo di smettere di essere vittima:
diventare a mia volta il carnefice di qualcuno".

Insomma, il desiderio di non soffrire porta al sogno di stare finalmente sul carro dei "forti". Diventare, a mia volta, il persecutore di qualcuno mi inebria di un senso di potere, di "rivincita" nei confronti della vita.

Questa scena si svolge sotto il ghigno dei reali Carnefici, contenti di aver trovato il sistema più semplice ed efficace di legittimazione; sicuri che grazie a questa "distrazione", il loro culo resta bel bello al caldo.



"Lascio pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe a capo all'in giù, nella mano di un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. (…) e dava loro di fiere scosse, e faceva sbalzare quelle teste spenzolate; le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura".
(A. Manzoni, I Promessi sposi, cap. 3).

11 gennaio 2017

Il Circo dello Sdegno (allontanamenti, minori, giudici e giornalisti)

Nelle storie ferite del disagio familiare e minorile ci sono tantissimi ingredienti, risvolti imprevedibili, personaggi con ruoli determinanti e delicati.
C'è il genitore che vorrebbe continuare a dare il (proprio) meglio per i figli e il genitore completamente disinteressato a farlo. Ci puoi trovare l'assistente sociale coscienzioso e l'arruffone incompetente. Puoi trovare una relazione psicologica scritta da un valido professionista o un documento che semplicemente marchia a fuoco la parola "diverso" o "malato" sulla pelle di chi ne pagherà poi le conseguenze. Ci sono giudici capaci e giudici meno capaci o addirittura indegni. Ci sono decisioni difficilissime da prendere: un eventuale allontanamento dai genitori è realmente un bene (o il "male minore") oggi per il figlio o si crea un danno maggiore? Ci sono strutture di accoglienza ottime, che sono una grande occasione di crescita per i ragazzi e strutture-lager che fanno rimpiangere agli ospiti i maltrattamenti che subivano in casa...
Nella maggior parte dei casi trovi comunque le due figure genitoriali in guerra tra di loro con contorno di avvocati più o meno cinici e colpi bassi per far vincere "la propria causa", che non corrisponde generalmente con la tutela e il benessere dei figli (per esempio, fornendo ai giornalisti proprie versioni dei fatti per suscitare clamore mediatico).
In tutto questo caos, dovremmo perciò avere il pudore di prendere molto con le molle le semplificazioni e i racconti giornalistici che danno in pasto all'opinione pubblica il "caso umano" del giorno.
Noi "esterni" non abbiamo nessuno strumento per conoscere le vere storie dietro certi titoloni di giornale, come ad esempio: "Padova: giudice allontana il figlio dalla madre perché troppo effeminato" oppure "Minore ritorna in casa dal padre che la maltrattava". Al Grande Circo dei Media interessa collezionare link e like o produrre "arene" di personaggi pronti a prendere posizioni nette "pro" o "contro", rabbia gratuita, sdegno un tanto al chilo e lacrime facili. Tutto questo caos non fa altro che aumentare il disagio, amplificando il malessere delle persone coinvolte.
Che gliene frega del bene del ragazzo o della famiglia.
E a noi? "Ce ne frega" ancora qualcosa?
Se sì,... pudore e silenzio.
Evitiamo di fomentare il Circo Barnum dello Sdegno

12 dicembre 2016

Clienti, colleghi, formati, formandi, corsi, soldi, ecc. (qualche riflessione sul mio lavoro)

Osservo molto quello che fanno i miei "colleghi" che lavorano a vario titolo nel variegato mondo della formazione e dell'empowerment: formatori, counselor, coach, qualcosa-terapeuti, psicoesperti vari.
Di alcuni di essi ho grande stima e cerco di ispirarmi a loro. Di molti altri non solo diffido, ma sconsiglio vivamente il ricorso ai loro servizi e mi dispiace per le persone che cascano nelle loro grinfie.
C'è poi una terza categoria che suscita in me emozioni contrastanti.
La prima è l'invidia. Li invidio perché hanno molti più "iscritti/clienti/follower/lettori" di me e questo è veramente un colpo basso al mio narcisismo. Accidenti! ...ed io che speravo di essere il più bravo, ammirato ed irresistibile! Ma come fanno? E del loro conto in banca,... vogliamo parlarne? Grrr... e qui parte la seconda emozione. La seconda emozione è la rabbia. Anzitutto nei confronti dei loro iscritti/clienti/follower/lettori che proprio non si rendono conto di essere presi per i fondelli e che pagano (spesso cifre veramente inspiegabili) per qualcosa che è letteralmente fuffa se non addirittura truffa. Ma alla fine, mi calmo un poco e cerco di ragionare: che cosa è, in realtà, che non accetto? Non sto facendo per caso come la volpe con l'uva? E se fosse la mia invidia a farmi vedere tutto nero? Non sarebbe più onesto mettermi con umiltà ad imparare da chi "ce l'ha fatta" a raggiungere degli obiettivi professionali che, sotto sotto, vorrei fossero miei?
Alla fine delle mie riflessioni, ho individuato delle costanti nell'operato di queste persone. Quasi un "metodo" implicito che me li rende lontani e che provo qui a descrivere.
1. Rivolgiti fondamentalmente a persone che abbiano soldi e che siano sufficientemente ignoranti rispetto alle tematiche che vuoi proporre.
2. Fai leva sui loro bisogni inespressi, sottolineando la loro inadeguatezza e proponendoti come l'unico, originale, nuovo mezzo/soluzione da cui farli dipendere come un santone/guru (nei fatti; a parole puoi sempre affermare che non sei il loro guru).
3. Presentati come IL NUOVO ed UNICO detentore di un sapere assolutamente originale, magari rivestito di termini altisonanti vagamente scientifici (meglio ancora se con una belle etichetta "Marchio registrato" ). Precisazione: devi essere molto bravo a farlo credere attraverso piccoli artifici di comunicazione che fanno leva sull'ignoranza altrui o essere abbastanza esaltato da crederci veramente tu per primo.
4. Evita con cura qualsiasi riferimento alla condizione umana e alla sua concreta, tangibilissima realtà fatta di carne, sangue, sudore e fragilità. Proponiti come un mezzo per raggiungere cose astratte ed inumane quali "perfezione, eccellenza, successo".
5. Evita i distinguo, i dubbi e le sfumature di senso. Poniti come fornitore di ricette e metodi tanto infallibili quanto ready-to-use. Soprattutto, fai leva sull' "io" e sulla sua presunta assoluta onnipotenza (tanto se falliscono o si vanno a sfracellare sarà sempre colpa loro che "non volevano abbastanza"); evita di alimentare qualsiasi riflessione sui meccanismi sociali (unica eccezione: far risultare i legami sociali sempre e solo come inutile zavorra alla propria felicità e realizzazione).

Io mi pongo agli antipodi di tutto questo. Sul piano deontologico e valoriale, la mia azione (e non solo la mia, grazie al cielo!) segue questi criteri:
1. Mi rivolgo a persone che possano sentire un bisogno di crescita o un interesse culturale ad approfondire ciò che propongo al di là della condizione economica/culturale o delle mie esigenze di portafoglio.
2. Cerco di lavorare in un logica di "OKNESS" reciproca: anche se hai bisogno di un mio contributo professionale non è perché tu sia stupido o non valga niente. Il fatto che io (in alcuni ambiti del sapere) possa saperne di più non fa di me una persona "migliore" di te. Tu hai una positività alle spalle, io ti affianco per fartela riscoprire, integrando conoscenze o riorientandole. Voglio che le persone si emancipino realmente e camminino con le proprie gambe, non che dipendano da me.
3. I contenuti del mio lavoro sono solo in minima parte frutto della mia creatività. Sono frutto di intellettuali, filosofi, psicologi, scienziati che hanno condiviso il loro sapere nella maniera più ampia possibile. Non spaccio come mia invenzione ciò che è stato formulato da altri né imbelletto dietro sigle altisonanti (o, peggio, marchi registrati) un sapere che ha radici antiche nella filosofia, nella saggezza popolare, nelle lavoro di grandi scienziati... e ho piacere che le persone possano approfondire anche in altri luoghi e modi, magari attraverso il contatto diretto con le fonti.
4. Il mio contributo è orientato all'equilibrio della persona nelle sue varie dimensioni. Aiutare a raggiungere livelli più alti di performance non è un mio obiettivo professionale perché la performance non è un bene in sé, ma va inserita in una visione globale della persona (talvolta potrebbe essere addirittura portatrice di effetti disastrosi). A me sta a cuore la concretezza delle persone, non l'astrazione disumanizzante o il suo appiattimento monodimensionale.
5. Propongo chiavi di lettura e spunti metodologici (nei quali credo profondamente), che a mio avviso sono "sensati" e potenzialmente efficaci nel sostegno alle persone e alla loro crescita. Ma non detengo la "chiave universale" e stimolo le persone a maturare per quanto possibile un senso critico "abitando il dubbio" e le sfumature. Soprattutto, oriento verso una crescita armonica della persona "dentro" le relazioni, sostenendo la maturazione di relazioni forti per quanto faticose e scoraggiando comode fughe verso il solipsismo.
Su tutto il resto, invece, ho tanto da imparare anche da questi colleghi così lontani dai miei principi, per esempio: chiarezza dei destinatari, capacità di fare rete professionale, finalizzazione degli investimenti, valorizzazione delle proprie competenze, riconoscimento economico del lavoro, efficacia delle iniziative di comunicazione,...
Quindi scusate, ora vado a studiare.

08 novembre 2016

Il counseling per le famiglie e gli adolescenti

Quali sono le principali sfide del counseling educativo? E quali sono le dinamiche specifiche del counseling con gli adolescenti? Come impostare il lavoro in una maniera che sia costruttiva con i genitori e per i figli in questa età segnata dalla contrapposizione generazionale?
Risponderò a queste domande presentando la mia esperienza di accompagnamento di tanti genitori e adolescenti e il metodo di lavoro sfociato nella redazione del capitolo "Riconoscere e valorizzare le persone: il counseling educativo per i genitori" nel testo "Le buone pratiche del counseling" (ed. FrancoAngeli) di cui sono co-autore.
Il workshop è una full-immersion, si svolgerà per tutta la giornata di sabato 3 dicembre e proseguirà fino alle ore 15.30 di domenica 4. Ha un costo di € 120,00 e si svolgerà presso la sede dell'Associazione Viva.io, in via Eboli 30 a Lecce.
Per qualsiasi informazione, potete contattarmi al 349.0063946.
Vi aspetto!

06 ottobre 2016

Genitori animati 2016

Torna "Genitori animati", il percorso per genitori ed educatori che prende spunto dai personaggi dei cartoni per parlare dei papà e delle mamme "in carne ed ossa" (...ed anche "in ciccia", a volte,  ammettiamolo).
Vi aspetto mercoledì 12 ottobre a Lecce per la presentazione (incontro gratuito, ma è bene prenotare al 349 0063946) presso la nuova sede del Viva.io (via Eboli, 30).


22 marzo 2016

Tribù

Sono smarrito davanti alla continua polarizzazione delle discussioni che immediatamente riduce qualsiasi questione ad uno scontro tra tifoserie opposte.

Esempio 1. Un signore uccide un ladro che gli sta rubando la macchina. Via col tifo, tu da che parte stai? E via col livore
"Sel'ècercata,cosìimpara,quellolìèuneroe,dategli la medaglia!" contro
"Alloravosisietebruttifascistisciovinistidimmerdachenoncapiteuncazzo"
- Ma a me può dispiacere che un persona sia stata assassinata?
"Alloraanchetuseiunconniventedeiladribruttostronzocherubiilpaneanoionestilavoratorichenonpossiamoneanchespararesenzacheciincriminino!"
-E se provo un poco di dispiacere per quel signore rapinato per l'ennesima volta?
"Assassino!"
...

Esempio 2. Una donna muore per una grave malattia, non curata adeguatamente da un medico che interpreta ogni male fisico come espressione di un conflitto psichico. E anche qui via col valzer:
"Bastardiseguacidellpseudoscienzecheammazzatelepersoneconfuffaantiscientifica" contro "Servidellebigpharma,vendutialprofitto,dovetemorire,omeopatiarules!"
- Ma trovo ingiusto che alla signora non sia stata data la possibilità di una cura più rigorosa... "Zitto!Scientistaallopaticopatogeno"
- Beh, effettivamente anche io nutro un po' di diffidenza verso un sistema ipermedicalizzato in cui ad ogni malattia corrisponde automaticamente una cura chimica che perde di vista la globalità della persona... "Eccounaltroalloccoseguacedeifioridibach!Assassinoantivaccinistaituoifiglimorirannopercolpatua!"

Unioni civili, nuove tipologie contrattuali, metodi educativi, stili alimentari,... scegliete voi l'argomento, tanto il giochino dei "due fronti che si danno mazzate a prescindere" non cambia. E non cambia perché, sotto sotto, l'argomento è solo una scusa.

Il bisogno di appartenenza, di urlare "IO!" e di urlarlo "CONTRO" l'altro rivela che in fin dei conti, non ce ne frega niente di cercare il Vero, il Bene, il Giusto. Non ci importava veramente del ladro assassinato né del tipo derubato, non ci interessava della signora morta né della qualità dell cure e del dibattito scientifico sull'epistemologia medica. Erano solo scuse dialettiche, argomenti momentanei utili a ribadire "Iosòio...evoinonsieteuncazzo!", come due gruppi ultras qualsiasi.


24 gennaio 2016

I figli degli altri sono sempre i più bulli

Le "prepotenze" tra ragazzi di ogni età non sono una novità, mentre è da (relativamente) poco tempo che si parla del fenomeno del bullismo. Quando un genitore viene a sapere di questi episodi cade spesso in confusione. Che fare? Far finta di nulla? Intervenire? E se non intervengo e la situazione precipita? E se invece intervengo e peggioro le cose?
E' da queste domande che partiremo lunedì 1 febbraio durante un incontro gratuito che vuole aiutare i genitori e gli educatori a mettere un po' in ordine i propri pensieri e le proprie emozioni davanti allo scivoloso tema delle prepotenze/bullismo tra ragazzi.
L'incontro è organizzato dallo spazio eventi/libreria "Voltalacarta" (via Costantinopoli, 35 - Calimera), dove vi aspettiamo per le ore 18.30.

09 novembre 2015

Grazie

[Scritto da me e liberamente ispirato al principio montessoriano "Imparare dai bambini ad esser grandi" - ]

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Quando tu sei nato, sono nato anch’io.
Tu l’alieno, il diverso e l’uguale.
Io il padre neonato di un bimbo neonato.

Poi tu hai iniziato a crescere.
Mi avevano avvisato male;
mi avevano fatto credere
che la fatica di crescere sarebbe toccata solo a te.
Ma tu crescevi e ho dovuto imparare tutto. Da capo.
Tu imparavi a parlare
e mi hai insegnato a dover scegliere le parole.
Poi hai imparato a camminare
e mi hai costretto a ripensare lo spazio.
Volevi una carezza
e mi hai fatto fare i conti con le carezze che non ho avuto.
Piangevi
e mi hai risvegliato dall’illusione di un figlio di plastica.
Volevi sapere. Perché questo sì? Perché questo no?
E ho dovuto imparare a distinguere i valori profondi
dalle mie rigidità abitudinarie.
Io volevo correre
e tu mi costringevi a gustare la lentezza.
Volevo fermarmi,
ma tu hai preteso che, ancora una volta, ripartissi.
E ogni giorno, ad ogni tappa, ad ogni scoperta,
mi scuoti dalla voglia di un riposo prematuro,
mi costringi ad un esodo perenne.
Lo confesso:  starti dietro è una gran fatica.
Ma è la fatica della felicità.

Grazie
perché è con te che scopro nuovi mondi,
nuovi modi di essere,
nuove idee, nuove possibilità.
Scopro di non essere finito
e di essere capace di cose
che mai avrei immaginato.

Crescere ancora
è il privilegio dell’esserti padre.


Briciole video dall' XOff

Come vi raccontavo nel post precedente, questo weekend ho partecipato a due panel sull'educazione all'interno degli eventi di XOff Lecce.
Anzitutto, voglio ringraziare gli organizzatori, capaci di rivoluzionare per quattro giorni una città, portando ventate di novità e cose belle.
Ringrazio poi i partecipanti e voglio lasciare traccia dei miei interventi riportando qui due brevi estratti video (perdonate l'audio, nella sala c'era un po' di rimbombo).
Il primo riguarda l'intervento sulle dinamiche educative familiari legate ai processi di responsabilizzazione dei figli (prevenzione del bullismo).

Questo, invece, è un estratto del secondo intervento "Lasciamoci educare dai bambini", condotto insieme al prezioso contributo di Francesca Sgobio, con la quale collaboriamo da ormai sei anni all'interno di "Piccoli Passi" con i percorsi di formazione per genitori.