03 aprile 2022

E ricordati che...


Al di là delle questioni economiche, c'è una eredità molto più importante che i genitori lasciano ai figli: un insieme di messaggi su noi stessi e il mondo, che ogni figlio utilizza come mattoni per la costruzione del proprio percorso di vita. La maggior parte di questi messaggi genitoriali è “involontaria” e generalmente non si fa caso a quanto essi possano essere macigni sulle vite dei figli o, viceversa, ali per volare alto. Diventarne consapevoli, quindi, è un passaggio fondamentale per essere genitori che sostengono il percorso dei figli invece di ostacolarlo.
A questo argomento ho voluto dedicare un videopercorso di formazione rivolto a tutti i genitori.
Si chiama "E ricordati che... - L'eredità esistenziale che lasciamo ai nostri figli" ed è disponibile sulla piattaforma Edu-Academy a questo link
Oltre ai video (nei quali troverai anche canzoni, vignette e altri spunti per ripensare al tuo stile educativo), fa parte del pacchetto anche una scheda di riflessione guidata e la possibilità di una consulenza telefonica.
Il costo è di soli € 35,00 e si ha diritto ad un ulteriore sconto inserendo il codice APRILE01 al momento dell'acquisto.
Vi aspetto!

20 dicembre 2021

Idolatria


Il problema è che abbiamo bisogno di santini.

L'afflato per "Cause Giuste e Nobili" si nutre di simboli e bandiere. Così, una volta individuato un volto o una storia che "ci dà ragione" la trasformiamo in feticcio. E quindi:
Opzione 1: Non ammettiamo che quella persona posso aver fatto qualcosa di male, ci dev'essere necessariamente un errore o una persecuzione ideologica, perché chi accusa il simbolo sta attaccando automaticamente tutta la causa. E noi questo non possiamo permetterlo, quindi "via!" con la difesa a oltranza a priori, con buona pace dei grandi ideali di "verità e giustizia" da cui si era partiti. Del resto, non vorrete mica "dare ragione a quegli altri, quelli là"?
Opzione 2: Non ammettiamo che quella persona possa vivere una contraddizione, avere un cambiamento, un ripensamento o una sua umana incertezza perché quella persona "sta tradendo la Causa". Quindi al minimo tentennamento la trasformiamo da Bene Assoluto in "Male Supremo".
Inoltre, la persona che si sente investita di "simbolicità" sarà fortemente tentata di usare la sua "rappresentatività morale" a scopo manipolatorio (alimento la narrazione del "buono" come ottima copertura per farmi gli affaracci miei); oppure rischierà di sclerare sotto il peso del "non posso deluderli, credono in me, non posso abbassare la guardia".
Io voglio continuare a considerare "persone" le persone. Non feticci da idolatrare o capri espiatori da condannare. Significa che quelle stesse persone che riescono a fare cose belle e buone..., ebbene sì, possono fare anche contemporaneamente cose molto brutte. Senza che le seconde cancellino per forza le prime o viceversa.
Il grande regista che ha diretto un capolavoro è lo stesso che ha compiuto un terribile abuso. Proprio lui. Il politico che ha sviluppato un bellissimo progetto sociale è lo stesso che ha compiuto degli illeciti. Proprio lui. La magnifica professoressa che ti ha aperto la mente e il cuore ha manipolato le prove selettive per favorire una sua conoscenza. Proprio lei.
Riusciremo a sostituire l'ideologia con l'onestà intellettuale?

06 marzo 2020

La catechesi al tempo del coronavirus

La sospensione delle attività pastorali legata alle misure precauzionali di questi giorni ha un impatto anche sui nostri percorsi di annuncio. Chiese, oratori, associazioni, la cui attività è basata essenzialmente sull'incontro di gruppi più o meno numerosi di persone, stanno facendo i conti con la sospensione totale delle attività o con una loro drastica rivisitazione. Non è possibile prevedere con certezza le conseguenze di queste sospensioni. Potrebbe trattarsi di un impatto molto limitato, possiamo immaginare che tra quindici giorni o un mese, tutto ritorni nella normale abitudine. Ma potrebbe anche succedere che questa sospensione (della durata attualmente incerta) abbia conseguenze più pesanti del previsto: in un contesto di scarsa partecipazione alla messa domenicale, di bassa motivazione alla frequentazione della catechesi, un "black-out pastorale" di quindici giorni o un mese potrebbe dare un duro colpo ai già fragili legami della identità religiosa e potrebbe essere molto difficile "riabituare" alla prassi pastorale le persone che seguiamo.
Nel frattempo, come catechisti, possiamo fare qualcosa per "limitare i danni" di questa sospensione?
Ecco qualche spunto di lavoro che, ovviamente, non è esaustivo, ma che può stimolare la creatività di ciascuno rispetto alla propria situazione specifica.
Se la affrontiamo con il giusto spirito, questa situazione imprevista potrebbe avere almeno un risvolto positivo: costringerci ad uscire dalle abitudini e sperimentare strade di lavoro diverse.

[NOTA METODOLOGICA: se seguiamo preadolescenti, adolescenti, giovani o adulti sarà più facile avere un contatto diretto tramite le nuove tecnologie e i social; se invece seguiamo ragazzi o bambini, con un accesso giustamente limitato ai mezzi digitali, ricordiamoci che allora il nostro obiettivo sarà di rivolgerci ai loro genitori]

1. MANTENERE I LEGAMI PERSONALI E DI GRUPPO

L'annuncio è fatto di persone che si incontrano, di relazioni. Se la presenza fisica ci è impedita, dobbiamo provare ad utilizzare tutti gli strumenti oggi a nostra disposizione per alimentare i legami tra le persone. Che sia una classica telefonata per chiedere "come va?" o un messaggio nella chat di gruppo che ravviva i contatti, nell'epoca dei social abbiamo solo l'imbarazzo della scelta. Con un'attenzione fondamentale, che fa la differenza: evitare la standardizzazione. Quello che ci interessa non è "mandare un messaggio" generico, ma stringere un legame. Sono quindi da preferire tutte quelle modalità che permettono di "sentire" la persona vicina e presente, di interagire in maniera calda. Ad esempio, un messaggio individuale o una breve videochiamata sono sicuramente molto più significative di un messaggio standardizzato copiato da un sito web e inviato genericamente a tutti.

2. MANTENERE L'ATTENZIONE SUL PERCORSO DI FEDE

Finalmente abbiamo l'occasione di inventare qualcosa di diverso dal solito incontro e di sperimentare (se non lo abbiamo ancora fatto) strade nuove con l' integrazione di strumenti digitali nei nostri percorsi. Qualche esempio:
- Condividiamo un link ad un video che direttamente o indirettamente sia collegato ai temi del percorso che stiamo facendo e chiediamo ai ragazzi di commentarlo. Lo stesso possiamo fare con un articolo sulla vita di fede o su un aspetto dell'attualità che sollecita la nostra fede (ci sono in rete siti con materiali utili e annunciatori molto bravi, abbiamo l'imbarazzo della scelta).
- Facciamo una ricerca e sperimentiamo le varie app che aiutano la preghiera personale o comunitaria, proponendo una modalità di frequentare la stessa Parola che ci unisce anche se siamo fisicamente lontani (accidenti! chi lo avrebbe detto che il senso della "comunione dei santi" lo si sarebbe potuto sperimentare così?)
- Se volete mandare un videomessaggio in cui siete voi a rivolgervi agli interlocutori, ricordatevi che non siamo lì per fare noiose ed inascoltabili videolezioni con inquadratura fissa. Avete mai visto uno dei video di Giovanni Scifoni sulla vita dei santi? Studiamo le sue modalità comunicative per capire come poter unire leggerezza, profondità ed efficacia.
- L'utilità maggiore si ottiene quando chiediamo ai nostri interlocutori di non essere solo dei fruitori passivi di contenuti e proposte ma, a loro volta, produttori di contenuti. Chiediamo ad esempio, di inventare un meme sul vangelo domenicale da mettere sui social della parrocchia (vi ho costretti a cercare su Google cosa è un meme, ma i vostri ragazzi lo sanno bene). O di scrivere un post per un blog. Oppure...
- Il vecchio "discoforum" cambia faccia e lascia il posto a nuove modalità di lavoro. Creiamo e proponiamo una playlist di brani a tema. Meglio ancora, tornando all'importanza di "far fare" del punto precedente, chiediamo a loro di cercare tra le canzoni che ascoltano qualche testo che potrebbe essere collegato ai temi del percorso e di mettere il link al video nella chat di gruppo.

3. UNO SPUNTO A LIVELLO COMUNITARIO

Sulla scia di quanto già sperimentato nei decenni precedenti (con la messa in TV o con le radio parrocchiali) siamo oggi pronti a fare il prossimo "salto": dalla trasmissione di momenti di preghiera in streaming alla condivisione dei tanti contenuti digitali... anche le pagine Facebook (o i canali Telegram) delle parrocchie possono cogliere l'occasione per trasformarsi da semplici "bacheche" di avvisi parrocchiali in luoghi di interazione e scambio.
Se non sappiamo da dove partire... chiediamo ai nostri "nativi digitali" di aiutarci!

Quando l'ondata sarà passata, forse ricorderemo questi mesi come quelli in cui abbiamo avuto l'occasione per utilizzare un momento socialmente difficile come una occasione di miglioramento e innovazione.
Buon lavoro!

02 febbraio 2019

GENERATORE AUTOMATICO DI COMPLOTTI

Sei stanco di invidiare i complotti degli altri?
Vuoi divertirti con gli amici a sparare bocccalonate sul web e vedere quanti ci cascano?
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Allora il GENERATORE AUTOMATICO DI COMPLOTTI è lo strumento che fa per te!
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Ma soprattutto... ricordati che LORO non vogliono che tu usi il GENERATORE AUTOMATICO DI COMPLOTTI, quindi, se sei indinnniato, CLIKKA "MI PIACE" E CONDIVIDI!!11!1!


19 gennaio 2018

Dallo specchio al mosaico

Oggi vi racconto la storia di Katia, Fernanda e Silvia. Sono tre donne coraggiose. Sono le socie della Cooperativa Sociale Il Faro che attualmente gestisce la comunità mamma-bambino "Balbis" di Brindisi e che ha in cantiere progetti di grande innovazione in ambito sociale. Hanno deciso di mettersi in discussione, di investire in un percorso di formazione e assessment per i collaboratori e per le stesse socie, per prepararsi meglio alle sfide professionali che le attendono.
Pensateci bene: una piccola realtà del non-profit del Sud, dimostra una lucidità e lungimiranza nella gestione che talvolta è merce rara anche nelle grandi aziende for-profit del Nord.
Il percorso fatto insieme a "Il Faro" è stato misto. Da una parte abbiamo lavorato alla costruzione del team, dall'altra abbiamo creato delle occasioni di valutazione delle competenze per comprendere le potenzialità di ogni collaboratore. parallelamente, le tre socie venivano coinvolte in un'attività di formazione e consulenza specifica, acquisendo maggiori competenze nella gestione delle Risorse Umane. Eccovi un piccolo video che prova a restituire un poco dell'atmosfera creatasi nel percorso.
Mi sorprende sempre quanto delle semplici attività possano colpire nel profondo e sollecitare o accompagnare un cambiamento personale ed organizzativo.


19 ottobre 2017

Fiducia



Nonostante tutto, i bambini si fidano di noi adulti. E non potrebbero fare diversamente.
Ad esempio, non possono controllare che ogni cosa detta dai loro maestri sia vera. Ma compiono un gesto di fiducia rispetto al mondo degli adulti ("Mi raccontano che il nostro corpo è fatto di minuscole cellule... bah! Chi le ha viste mai. Ma se lo dice la maestra,..."). Non possono "credere" alla bontà delle promesse dei loro genitori se non basandosi sul legame affettivo che li lega. Non comprendono il significato di tante parole o concetti astratti ma "si fidano" della nostra voce ("...non ho ho proprio ben compreso tutto, ma... se lo dice papà, qualcosa di vero deve esserci").
A volte, purtroppo, è impossibile non deludere/tradire le aspettative che tale fiducia genera, sia perché il pensiero dei bambini può generare aspettative illusorie, sia perché siamo esseri umani, con limiti, fallibili. Tante altre volte, invece,... tradiamo la fiducia dei piccoli per comodità, per disinteresse, per bassi interessi personali, per calcolo.
Da questo gioco sotteso di fiducia data e tradita, di conferme e delusioni, dipendono la maggior parte dei processi psichici, l'idea che i figli si fanno di sé stessi e dei genitori e, in definitiva, del mondo. Che grande responsabilità che abbiamo!

13 settembre 2017

Cinque cose da fare per Noemi, per le nostre figlie, per i nostri figli

Invocate pene esemplari perché siete sgomenti ed arrabbiati: lo capisco, lo sono anche io.
Maledite il genere maschile perché impauriti: lo capisco, lo sono anch'io, padre di due figlie.
Accusate un "colpevole" sociale (a scelta tra politica, famiglia, scuola, mass-media, religione, tecnologia,...) nel tentativo di identificare una causa logica davanti all'assurda morte di Noemi: vi capisco, la cerco anche io; a volte il mondo fa orrore e vorremmo "coglierne il senso" per cercare in qualche maniera di placare la nostra ansia davanti all'assurdo e al latente pensiero che anche la nostra vita è in balìa della fragilità; e fatti del genere ci risvegliano dall'illusione di esserne al riparo.
Ma scrivere tutto questo sui social sarà solo un palliativo, uno sfogo emotivo che non aiuterà minimamente le vostre figlie a saper distinguere i segnali di un maltrattamento spacciato per amore, né aiuterà i vostri figli a condurre una vita liberata dalla violenza nelle relazioni. E una volta "sfiatata" la pressione, il pentolone emotivo resterà lì a gorgogliare fino al prossimo episodio cruento che ne causerà l'ennesimo futile risveglio.
Superato lo sfogo sui social, vogliamo realmente aiutare i nostri figli a crescere liberi dalla violenza (subita o agita)?
- Smettiamo di usare la violenza in casa. Non facciamo passare che la violenza sia "normale" in quanto familiare e quotidiana.
- Diamo il permesso alle nostre figlie di dire "no", di affermare i propri bisogni e desideri. di immaginarsi donne che scelgono un compagno di vita perché le ami, non perché le domini. Smettiamo di lodarle quando si sottomettono ai desideri altrui.
- Diamo il permesso ai nostri figli di raccontare le proprie emozioni e frustrazioni, usando altri canali espressivi (parola, corpo, arte,...) costruttivi e nonviolenti. Smettiamo di giudicarli "poco virili" quando dimostrano forme di compassione, gentilezza, accortezza.
- Puliamo le nostre parole da ogni riflesso di dominio e superiorità.
- Smettiamo di insegnare ai nostri figli che "il mondo è una guerra dove vince solo il più forte" e che devi essere più lupo degli altri per non essere "fottuto" dagli altri. Sul piano delle relazioni di genere, questa logica è l'anticamera della violenza legittimata.
Questo è l'ABC. Iniziamo a fare anche una sola di queste cose, in memoria di Noemi e di tutte le altre donne maltrattate o violentate o uccise.
Fare anche una sola di queste cose, avrà un impatto sociale più reale e sano di qualunque livoroso e inutile appello alla pena di morte o alla castrazione chimica.
Per stasera basta.
Ora date spazio al silenzio, al rispetto della memoria.


25 maggio 2017

@TTENTI AL #LUPO!

La maggior parte degli incontri di formazione per genitori che mi vengono rivolti negli ultimi tempi sono accomunati da un'unica richiesta e cioè la voglia di comprendere come porsi davanti a "IL" fenomeno sociale per eccellenza con cui le famiglie oggi si trovano a fare i conti: la gestione dei social network e dei dispositivi portatili (smartphone e tablet).
Talvolta si tratta di una richiesta più ampia, si vogliono conoscere le principali dinamiche dei social non solo per esigenze educative, ma anche per sé stessi, visto che sono gli stessi adulti a dovere a propria volta imparare "le regole del gioco" per non venirne sopraffatti (vedi l'uso assolutamente tragico che gli molti adulti fanno di Whatsapp, ben testimoniato dalle famigerate "chat dei genitori di classe"). Altre volte, i dubbi sono concentrati sugli aspetti educativi, spesso sollecitati da episodi di vita reale in cui i propri figli hanno dimostrato di non utilizzare i social network in maniera appropriata; oppure dal clamore mediatico suscitato da episodi di cyberbullismo o da altre notizie di cronaca (catene di Sant'Antonio, giochi macabri,...).
Per rispondere al primo approccio ho collaudato più volte un incontro chiamato "Oh no! Mi hanno messo in un'altra chat! - Consigli di sopravvivenza per genitori digitali".
A breve, invece, toccherà agli aspetti più strettamente pedagogici essere l'oggetto delle riflessioni con i genitori, in un incontro chiamato "@ATTENTI AL #LUPO!" che si terrà martedì 6 giugno alle ore 19.00 presso la Libreria Voltalacarta (via Costantinopoli, 35 - Calimera).
Il mio non è un approccio allarmista o apocalittico: chi si aspetta di ascoltare invettive "controiigiovanidoggisignoramiadoveandremoafinirediquestopasso" rimarrà deluso. Al tempo stesso, ritengo necessario definire un minimo "ABC" dell'educazione in ambito digitale, visto che i rischi esistono, che essere genitori significa anche dare un orientamento costruttivo e che molti papà e mamme di oggi sembrano non accorgersi che alcune loro piccole scelte quotidiane possono avere un grande impatto sulla crescita dei figli (ne cito una per tutte: a che età i nostri figli ricevono in regalo un proprio cellulare personale ed iniziano a frequentare i social network con account propri?).
Per ragionarci insieme, vi aspetto il 6 giugno!

22 marzo 2017

Che ci fai con una pietra?

Lo scorso anno al convegno nazionale di AssoCounseling ho presentato un'esperienza particolarmente importante per la mia storia personale e professionale. L'intervento si chiamava "Che ci fai con una pietra? - Un'esperienza di counseling con un malato di #SLA" e presentava la mia esperienza da counselor con Gaetano, l'ideatore di IO POSSO, esperienza che è andata ben al di là del counseling, coinvolgendomi personalmente in maniera travolgente.
A distanza di un anno, la Rivista Italiana di Counseling, ha pubblicato gli atti del convegno ed è ora possibile leggere QUI anche il mio contributo (numero 4, pp. 96ss.)

18 gennaio 2017

Tutti gli esclusi si somigliano. Ma c'è sempre qualcuno "più escluso" degli altri.


Non è bello sentirsi esclusi, etichettati, emarginati. Fa male sperimentare sulla propria pelle le ferite della vittima.
Ma questo non basta, purtroppo, a riconoscere come fratelli tutti gli altri esclusi, etichettati, emarginati. Essere vittima, non sfocia automaticamente nella solidarietà verso le altre vittime.
E resto incredulo nel vedere quante persone vittime di pregiudizi e discriminazioni a loro volta discriminino ed attacchino qualcun altro sulla base di altri pregiudizi.
Il meridionale che, emigrato al nord, se la prende con i nuovi migranti "che rubano il lavoro a noi del posto".
La donna schiavizzata che alimenta l'odio verso i gay.

Il gay che insulta il barbone.
Il disoccupato che gioisce del fallimento della bottega dei cinesi.

Il ragazzo disabile che si unisce al movimento neonazista e si scaglia contro gli ebrei e tutte quelle categorie di persone con cui avrebbe diviso la tragica sorte se si fosse trovato nei primi anni '40 ad Auschwitz o Birkenau.
Ho provato a ricostruire il monologo interiore di chi la pensa così, e me lo sono immaginato in questo modo:
"Non sono più io lo sfigato! Ce n'è un altro più sfigato di me!
Finalmente ho trovato il modo di smettere di essere vittima:
diventare a mia volta il carnefice di qualcuno".

Insomma, il desiderio di non soffrire porta al sogno di stare finalmente sul carro dei "forti". Diventare, a mia volta, il persecutore di qualcuno mi inebria di un senso di potere, di "rivincita" nei confronti della vita.

Questa scena si svolge sotto il ghigno dei reali Carnefici, contenti di aver trovato il sistema più semplice ed efficace di legittimazione; sicuri che grazie a questa "distrazione", il loro culo resta bel bello al caldo.



"Lascio pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe a capo all'in giù, nella mano di un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. (…) e dava loro di fiere scosse, e faceva sbalzare quelle teste spenzolate; le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura".
(A. Manzoni, I Promessi sposi, cap. 3).

11 gennaio 2017

Il Circo dello Sdegno (allontanamenti, minori, giudici e giornalisti)

Nelle storie ferite del disagio familiare e minorile ci sono tantissimi ingredienti, risvolti imprevedibili, personaggi con ruoli determinanti e delicati.
C'è il genitore che vorrebbe continuare a dare il (proprio) meglio per i figli e il genitore completamente disinteressato a farlo. Ci puoi trovare l'assistente sociale coscienzioso e l'arruffone incompetente. Puoi trovare una relazione psicologica scritta da un valido professionista o un documento che semplicemente marchia a fuoco la parola "diverso" o "malato" sulla pelle di chi ne pagherà poi le conseguenze. Ci sono giudici capaci e giudici meno capaci o addirittura indegni. Ci sono decisioni difficilissime da prendere: un eventuale allontanamento dai genitori è realmente un bene (o il "male minore") oggi per il figlio o si crea un danno maggiore? Ci sono strutture di accoglienza ottime, che sono una grande occasione di crescita per i ragazzi e strutture-lager che fanno rimpiangere agli ospiti i maltrattamenti che subivano in casa...
Nella maggior parte dei casi trovi comunque le due figure genitoriali in guerra tra di loro con contorno di avvocati più o meno cinici e colpi bassi per far vincere "la propria causa", che non corrisponde generalmente con la tutela e il benessere dei figli (per esempio, fornendo ai giornalisti proprie versioni dei fatti per suscitare clamore mediatico).
In tutto questo caos, dovremmo perciò avere il pudore di prendere molto con le molle le semplificazioni e i racconti giornalistici che danno in pasto all'opinione pubblica il "caso umano" del giorno.
Noi "esterni" non abbiamo nessuno strumento per conoscere le vere storie dietro certi titoloni di giornale, come ad esempio: "Padova: giudice allontana il figlio dalla madre perché troppo effeminato" oppure "Minore ritorna in casa dal padre che la maltrattava". Al Grande Circo dei Media interessa collezionare link e like o produrre "arene" di personaggi pronti a prendere posizioni nette "pro" o "contro", rabbia gratuita, sdegno un tanto al chilo e lacrime facili. Tutto questo caos non fa altro che aumentare il disagio, amplificando il malessere delle persone coinvolte.
Che gliene frega del bene del ragazzo o della famiglia.
E a noi? "Ce ne frega" ancora qualcosa?
Se sì,... pudore e silenzio.
Evitiamo di fomentare il Circo Barnum dello Sdegno

12 dicembre 2016

Clienti, colleghi, formati, formandi, corsi, soldi, ecc. (qualche riflessione sul mio lavoro)

Osservo molto quello che fanno i miei "colleghi" che lavorano a vario titolo nel variegato mondo della formazione e dell'empowerment: formatori, counselor, coach, qualcosa-terapeuti, psicoesperti vari.
Di alcuni di essi ho grande stima e cerco di ispirarmi a loro. Di molti altri non solo diffido, ma sconsiglio vivamente il ricorso ai loro servizi e mi dispiace per le persone che cascano nelle loro grinfie.
C'è poi una terza categoria che suscita in me emozioni contrastanti.
La prima è l'invidia. Li invidio perché hanno molti più "iscritti/clienti/follower/lettori" di me e questo è veramente un colpo basso al mio narcisismo. Accidenti! ...ed io che speravo di essere il più bravo, ammirato ed irresistibile! Ma come fanno? E del loro conto in banca,... vogliamo parlarne? Grrr... e qui parte la seconda emozione. La seconda emozione è la rabbia. Anzitutto nei confronti dei loro iscritti/clienti/follower/lettori che proprio non si rendono conto di essere presi per i fondelli e che pagano (spesso cifre veramente inspiegabili) per qualcosa che è letteralmente fuffa se non addirittura truffa. Ma alla fine, mi calmo un poco e cerco di ragionare: che cosa è, in realtà, che non accetto? Non sto facendo per caso come la volpe con l'uva? E se fosse la mia invidia a farmi vedere tutto nero? Non sarebbe più onesto mettermi con umiltà ad imparare da chi "ce l'ha fatta" a raggiungere degli obiettivi professionali che, sotto sotto, vorrei fossero miei?
Alla fine delle mie riflessioni, ho individuato delle costanti nell'operato di queste persone. Quasi un "metodo" implicito che me li rende lontani e che provo qui a descrivere.
1. Rivolgiti fondamentalmente a persone che abbiano soldi e che siano sufficientemente ignoranti rispetto alle tematiche che vuoi proporre.
2. Fai leva sui loro bisogni inespressi, sottolineando la loro inadeguatezza e proponendoti come l'unico, originale, nuovo mezzo/soluzione da cui farli dipendere come un santone/guru (nei fatti; a parole puoi sempre affermare che non sei il loro guru).
3. Presentati come IL NUOVO ed UNICO detentore di un sapere assolutamente originale, magari rivestito di termini altisonanti vagamente scientifici (meglio ancora se con una belle etichetta "Marchio registrato" ). Precisazione: devi essere molto bravo a farlo credere attraverso piccoli artifici di comunicazione che fanno leva sull'ignoranza altrui o essere abbastanza esaltato da crederci veramente tu per primo.
4. Evita con cura qualsiasi riferimento alla condizione umana e alla sua concreta, tangibilissima realtà fatta di carne, sangue, sudore e fragilità. Proponiti come un mezzo per raggiungere cose astratte ed inumane quali "perfezione, eccellenza, successo".
5. Evita i distinguo, i dubbi e le sfumature di senso. Poniti come fornitore di ricette e metodi tanto infallibili quanto ready-to-use. Soprattutto, fai leva sull' "io" e sulla sua presunta assoluta onnipotenza (tanto se falliscono o si vanno a sfracellare sarà sempre colpa loro che "non volevano abbastanza"); evita di alimentare qualsiasi riflessione sui meccanismi sociali (unica eccezione: far risultare i legami sociali sempre e solo come inutile zavorra alla propria felicità e realizzazione).

Io mi pongo agli antipodi di tutto questo. Sul piano deontologico e valoriale, la mia azione (e non solo la mia, grazie al cielo!) segue questi criteri:
1. Mi rivolgo a persone che possano sentire un bisogno di crescita o un interesse culturale ad approfondire ciò che propongo al di là della condizione economica/culturale o delle mie esigenze di portafoglio.
2. Cerco di lavorare in un logica di "OKNESS" reciproca: anche se hai bisogno di un mio contributo professionale non è perché tu sia stupido o non valga niente. Il fatto che io (in alcuni ambiti del sapere) possa saperne di più non fa di me una persona "migliore" di te. Tu hai una positività alle spalle, io ti affianco per fartela riscoprire, integrando conoscenze o riorientandole. Voglio che le persone si emancipino realmente e camminino con le proprie gambe, non che dipendano da me.
3. I contenuti del mio lavoro sono solo in minima parte frutto della mia creatività. Sono frutto di intellettuali, filosofi, psicologi, scienziati che hanno condiviso il loro sapere nella maniera più ampia possibile. Non spaccio come mia invenzione ciò che è stato formulato da altri né imbelletto dietro sigle altisonanti (o, peggio, marchi registrati) un sapere che ha radici antiche nella filosofia, nella saggezza popolare, nelle lavoro di grandi scienziati... e ho piacere che le persone possano approfondire anche in altri luoghi e modi, magari attraverso il contatto diretto con le fonti.
4. Il mio contributo è orientato all'equilibrio della persona nelle sue varie dimensioni. Aiutare a raggiungere livelli più alti di performance non è un mio obiettivo professionale perché la performance non è un bene in sé, ma va inserita in una visione globale della persona (talvolta potrebbe essere addirittura portatrice di effetti disastrosi). A me sta a cuore la concretezza delle persone, non l'astrazione disumanizzante o il suo appiattimento monodimensionale.
5. Propongo chiavi di lettura e spunti metodologici (nei quali credo profondamente), che a mio avviso sono "sensati" e potenzialmente efficaci nel sostegno alle persone e alla loro crescita. Ma non detengo la "chiave universale" e stimolo le persone a maturare per quanto possibile un senso critico "abitando il dubbio" e le sfumature. Soprattutto, oriento verso una crescita armonica della persona "dentro" le relazioni, sostenendo la maturazione di relazioni forti per quanto faticose e scoraggiando comode fughe verso il solipsismo.
Su tutto il resto, invece, ho tanto da imparare anche da questi colleghi così lontani dai miei principi, per esempio: chiarezza dei destinatari, capacità di fare rete professionale, finalizzazione degli investimenti, valorizzazione delle proprie competenze, riconoscimento economico del lavoro, efficacia delle iniziative di comunicazione,...
Quindi scusate, ora vado a studiare.

08 novembre 2016

Il counseling per le famiglie e gli adolescenti

Quali sono le principali sfide del counseling educativo? E quali sono le dinamiche specifiche del counseling con gli adolescenti? Come impostare il lavoro in una maniera che sia costruttiva con i genitori e per i figli in questa età segnata dalla contrapposizione generazionale?
Risponderò a queste domande presentando la mia esperienza di accompagnamento di tanti genitori e adolescenti e il metodo di lavoro sfociato nella redazione del capitolo "Riconoscere e valorizzare le persone: il counseling educativo per i genitori" nel testo "Le buone pratiche del counseling" (ed. FrancoAngeli) di cui sono co-autore.
Il workshop è una full-immersion, si svolgerà per tutta la giornata di sabato 3 dicembre e proseguirà fino alle ore 15.30 di domenica 4. Ha un costo di € 120,00 e si svolgerà presso la sede dell'Associazione Viva.io, in via Eboli 30 a Lecce.
Per qualsiasi informazione, potete contattarmi al 349.0063946.
Vi aspetto!

06 ottobre 2016

Genitori animati 2016

Torna "Genitori animati", il percorso per genitori ed educatori che prende spunto dai personaggi dei cartoni per parlare dei papà e delle mamme "in carne ed ossa" (...ed anche "in ciccia", a volte,  ammettiamolo).
Vi aspetto mercoledì 12 ottobre a Lecce per la presentazione (incontro gratuito, ma è bene prenotare al 349 0063946) presso la nuova sede del Viva.io (via Eboli, 30).


22 marzo 2016

Tribù

Sono smarrito davanti alla continua polarizzazione delle discussioni che immediatamente riduce qualsiasi questione ad uno scontro tra tifoserie opposte.

Esempio 1. Un signore uccide un ladro che gli sta rubando la macchina. Via col tifo, tu da che parte stai? E via col livore
"Sel'ècercata,cosìimpara,quellolìèuneroe,dategli la medaglia!" contro
"Alloravosisietebruttifascistisciovinistidimmerdachenoncapiteuncazzo"
- Ma a me può dispiacere che un persona sia stata assassinata?
"Alloraanchetuseiunconniventedeiladribruttostronzocherubiilpaneanoionestilavoratorichenonpossiamoneanchespararesenzacheciincriminino!"
-E se provo un poco di dispiacere per quel signore rapinato per l'ennesima volta?
"Assassino!"
...

Esempio 2. Una donna muore per una grave malattia, non curata adeguatamente da un medico che interpreta ogni male fisico come espressione di un conflitto psichico. E anche qui via col valzer:
"Bastardiseguacidellpseudoscienzecheammazzatelepersoneconfuffaantiscientifica" contro "Servidellebigpharma,vendutialprofitto,dovetemorire,omeopatiarules!"
- Ma trovo ingiusto che alla signora non sia stata data la possibilità di una cura più rigorosa... "Zitto!Scientistaallopaticopatogeno"
- Beh, effettivamente anche io nutro un po' di diffidenza verso un sistema ipermedicalizzato in cui ad ogni malattia corrisponde automaticamente una cura chimica che perde di vista la globalità della persona... "Eccounaltroalloccoseguacedeifioridibach!Assassinoantivaccinistaituoifiglimorirannopercolpatua!"

Unioni civili, nuove tipologie contrattuali, metodi educativi, stili alimentari,... scegliete voi l'argomento, tanto il giochino dei "due fronti che si danno mazzate a prescindere" non cambia. E non cambia perché, sotto sotto, l'argomento è solo una scusa.

Il bisogno di appartenenza, di urlare "IO!" e di urlarlo "CONTRO" l'altro rivela che in fin dei conti, non ce ne frega niente di cercare il Vero, il Bene, il Giusto. Non ci importava veramente del ladro assassinato né del tipo derubato, non ci interessava della signora morta né della qualità dell cure e del dibattito scientifico sull'epistemologia medica. Erano solo scuse dialettiche, argomenti momentanei utili a ribadire "Iosòio...evoinonsieteuncazzo!", come due gruppi ultras qualsiasi.


24 gennaio 2016

I figli degli altri sono sempre i più bulli

Le "prepotenze" tra ragazzi di ogni età non sono una novità, mentre è da (relativamente) poco tempo che si parla del fenomeno del bullismo. Quando un genitore viene a sapere di questi episodi cade spesso in confusione. Che fare? Far finta di nulla? Intervenire? E se non intervengo e la situazione precipita? E se invece intervengo e peggioro le cose?
E' da queste domande che partiremo lunedì 1 febbraio durante un incontro gratuito che vuole aiutare i genitori e gli educatori a mettere un po' in ordine i propri pensieri e le proprie emozioni davanti allo scivoloso tema delle prepotenze/bullismo tra ragazzi.
L'incontro è organizzato dallo spazio eventi/libreria "Voltalacarta" (via Costantinopoli, 35 - Calimera), dove vi aspettiamo per le ore 18.30.

09 novembre 2015

Grazie

[Scritto da me e liberamente ispirato al principio montessoriano "Imparare dai bambini ad esser grandi" - ]

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Quando tu sei nato, sono nato anch’io.
Tu l’alieno, il diverso e l’uguale.
Io il padre neonato di un bimbo neonato.

Poi tu hai iniziato a crescere.
Mi avevano avvisato male;
mi avevano fatto credere
che la fatica di crescere sarebbe toccata solo a te.
Ma tu crescevi e ho dovuto imparare tutto. Da capo.
Tu imparavi a parlare
e mi hai insegnato a dover scegliere le parole.
Poi hai imparato a camminare
e mi hai costretto a ripensare lo spazio.
Volevi una carezza
e mi hai fatto fare i conti con le carezze che non ho avuto.
Piangevi
e mi hai risvegliato dall’illusione di un figlio di plastica.
Volevi sapere. Perché questo sì? Perché questo no?
E ho dovuto imparare a distinguere i valori profondi
dalle mie rigidità abitudinarie.
Io volevo correre
e tu mi costringevi a gustare la lentezza.
Volevo fermarmi,
ma tu hai preteso che, ancora una volta, ripartissi.
E ogni giorno, ad ogni tappa, ad ogni scoperta,
mi scuoti dalla voglia di un riposo prematuro,
mi costringi ad un esodo perenne.
Lo confesso:  starti dietro è una gran fatica.
Ma è la fatica della felicità.

Grazie
perché è con te che scopro nuovi mondi,
nuovi modi di essere,
nuove idee, nuove possibilità.
Scopro di non essere finito
e di essere capace di cose
che mai avrei immaginato.

Crescere ancora
è il privilegio dell’esserti padre.


Briciole video dall' XOff

Come vi raccontavo nel post precedente, questo weekend ho partecipato a due panel sull'educazione all'interno degli eventi di XOff Lecce.
Anzitutto, voglio ringraziare gli organizzatori, capaci di rivoluzionare per quattro giorni una città, portando ventate di novità e cose belle.
Ringrazio poi i partecipanti e voglio lasciare traccia dei miei interventi riportando qui due brevi estratti video (perdonate l'audio, nella sala c'era un po' di rimbombo).
Il primo riguarda l'intervento sulle dinamiche educative familiari legate ai processi di responsabilizzazione dei figli (prevenzione del bullismo).

Questo, invece, è un estratto del secondo intervento "Lasciamoci educare dai bambini", condotto insieme al prezioso contributo di Francesca Sgobio, con la quale collaboriamo da ormai sei anni all'interno di "Piccoli Passi" con i percorsi di formazione per genitori.

27 ottobre 2015

Vi aspetto all' XOff - Lecce!

"XOff - Conversazioni sul futuro" è un percorso di eventi collegati all'edizione leccese del famosissimo TEDx. Quest'anno sarò, con molto piacere, tra i relatori in due panel sull'educazione.
Sabato 7 novembre, alle ore 11.00, presso la Mediateca delle Officine Cantelmo, il tema dibattuto sarà "I figli degli altri sono sempre più bulli", grazie agli interventi di Annunziata Brandoni (Dirigente scolastica in pensione, pedagogista e scrittrice, autore di “Piccoli teppisti crescono. Storie di ragazzi e violenza”), Ornella Castellano (Dirigente Scolastico Istituto “G. Falcone” di Copertino, capofila rete “Il Veliero Parlante”), Rosanna Cosmai (Consulente legale ufficio famiglia Lecce) e del sottoscritto, con la moderazione di Modera Rossella D’Onofrio (Presidente Ass. Soccorso Legale).

Domenica 8 novembre, invece, sempre alle ore 11.00 presso la Mediateca delle Officine Cantelmo, assieme alla pedagogista Francesca Sgobio (con cui ho il piacere di collaborare da anni nella "scuola genitori" che organizziamo presso il suo "Piccoli Passi") lanceremo un messaggio a tutti i genitori, intitolato "Lasciamoci educare dai nostri figli".

Incuriositi? Vi aspetto!
La partecipazione è gratuita!


18 ottobre 2015

Genitori animati

L'anno scorso la "scuola per genitori" che tengo ogni anno presso "Piccoli Passi" a Lecce ha avuto tanto successo che... è stata copiata spudoratamente nei titoli e nelle modalità da alcuni "estimatori". Figuriamoci come gongoleranno quando vedranno questa:
Il percorso 2015-2016 si chiama "Genitori animati" perché ogni incontro affronterà le tematiche educative e familiari prendendo spunto da famosi cartoni.
Da "Rapunzel" a "Ribelle", passando per "Frozen", "Inside Out" e tanti altri, ci lasceremo guidare dai capolavori dell'animazione le cui sceneggiature, lontane dall'essere dei semplici "passatempo per bambini", riescono a raccontare al grande pubblico con estrema accuratezza le dinamiche dell'educazione e ad aprire notevoli spunti di riflessione sul proprio essere genitori.


14 novembre 2015
Da "Nemo" a "Rapunzel"
Figli in cerca di buoni genitori

28 novembre 2015
Da "Grisù" a "Ribelle"
Aiutare i figli a trovare la propria strada

12 dicembre 2015
Da "Frozen" a "Inside out"
Intelligenza emotiva in famiglia

23 gennaio 2016
Da "I Simpson" a "Gli Incredibili"
Quel difficile equilibrio tra "io" e "noi"

27 febbraio 2016
Da "Big Hero 6" ad "Up"

Fratelli, zii, nonni... la famiglia oltre i genitori


Ogni incontro svolge dalle 16.00 alle 18.00 presso “Piccoli Passi – Pedagogia & Educazione” in via Sordi 10 a Lecce.
Per le famiglie interessate, è possibile portare i propri figli, che potranno usufruire di uno spazio gioco.
Info, costi e prenotazioni al 380.2065137.