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20 febbraio 2014

Intervistato da Gabriele Tommasi

Ho risposto con piacere all'intervista che Gabriele Tommasi mi ha fatto sul mio modo di vedere le aziende e la formazione oggi. Trovate l'intervista qui.

28 settembre 2007

Domande su viandanti e navigatori

Mi piace leggere le cartine geografiche e orientarmi leggendo il territorio, ma confesso che se non fosse stato per il "navigatore" installato sul cellulare mi sarei perso nell'hinterland milanese alla ricerca della sede del cliente di turno. Leggo su internet che ora i navigatori sono diventati indispensabili e questo mi sembra metaforico dei nostri tempi.
Se alcune generazioni sono rimaste affascinate dalla vita "on the road", fino ad affermare che l'importante non è la méta, ma il viaggio in sé, torna evidentemente alla ribalta la necessità di un andare "da qualche parte", come ci ricordano i menestrelli Ligabue ("andare ve bene, però - a volte serve un motivo - un motivo-o-o...") e Fabi ("Non tutte le strade sono un percorso").
Dove stiamo andando? Come ci arriviamo? Se la vita è un cammino (secondo una metafora condivisa - per quel che mi risulta - da tutte le fedi/religioni), che méta stiamo perseguendo?
Stando alla diffusione così massiccia di navigatori, sembra che fatichiamo a trovare la nostra strada da soli e abbiamo bisogno di una voce che ci guidi passo per passo. Avere dei buoni maestri, dei compagni di strada, mi sembra necessario. Ma quanti di noi riescono ancora a fare "la propria strada"? Il rischio è, infatti, che qualcun altro decida per noi méta e itinerario (un navigatore, una ideologia, una moda, un partito, una religione, un partner o un genitore, ...). Il rischio è che qualcun altro decida per noi il senso del nostro andare, togliendoci, assieme alla paura di sbagliare strada, anche il gusto della responsabilità e della scoperta.
Cari viandanti, navigatori del web, buona strada. Come diceva Paolo Hendel: "Da dove veniamo? Dove andiamo? Ma soprattutto: ci basteranno i soldi per la benzina?"

23 gennaio 2007

Lascia o raddoppia?

Le domande sono potenti. Le domande sono pericolose. Fare la domanda giusta può significare la riuscita di un sogno, farne una sbagliata il crollo di un'esistenza.
La domanda che, nel piccolo della mia esperienza, ho trovato più forte e profonda, capace di sconvolgere l'interlocutore è: "Ma tu, cosa vuoi veramente?". A questa domanda si sollevano tutte le voci interne, la folla di desideri contrastanti, le identità multiple che lottano per la supremazia, per avere la meglio nei nostri conflitti interiori. Cosa vogliamo veramente? Quale progetto vogliamo realizzare, per quale idea ci impegniamo a lottare, per chi ci alziamo la mattina? E in questi casi non c'è l'aiuto del pubblico né quello da casa né l'opzione "50:50". La risposta sta a noi.
Cosa vogliamo veramente? Tic, tac, tic, tac... Il tempo scorre, il gong si avvicina: hai la risposta definitiva?
La accendiamo?