
Da dove nasce l'abitudine di chiamare il partner "la mia (dolce) metà"? Dobbiamo fare un tuffo nel tempo e nello spazio. Andiamo nell'Antica Grecia del IV secolo a.C.: nel "Simposio" di Platone, prende la parola anche il commediografo Aristofane che dà la sua opinione sull'amore narrando un mito. Un tempo - egli dice - gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v'era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all'antica perfezione.
Effettivamente la ricerca del partner avviene partendo dalla necessità di qualcuno che "ci completa", dandoci qualcosa che ci manca. E questo è vero anche caratterialmente: è un'esperienza comune conoscere coppie formate da un partner pasticcione ed uno ordinato, da un parsiomonioso e uno spendaccione, un timido e un decisionista... Sembra quasi che cerchiamo un "equilibrio" attraverso qualcuno che abbia qualcosa di opposto e complementare al nostro modo di essere (almeno in parte). Ma allora perché questa diversità diventa poi l'occasione di continui scontri? Da innamorati, il nostro partner ci aveva affascinati con la sua giocosità, passato del tempo lo rimproveriamo di essere "il solito bambinone irresponsabile". Avevamo ammirato la sua riservatezza, che ora giudichiamo come una pesante fuga dalla socialità. Avevamo fatto colpo per la nostra dolcezza e siamo accusati di sdolcinatezza, ammaliavamo con la nostra sicurezza che ora ci viene rinfacciata come insensibilità. Cosa è successo?
Una risposta a cavallo tra psicologia e filosofia ci suggerisce che non abbiamo saputo superare quella complementarietà iniziale. Una complementarietà che è stata la molla del trovarsi, ma che non può essere l'ossatura del percorso di vita a due. Può diventarlo solo se ognuno è capace di imparare dall'altro un po' del suo modo di essere. La tua diversità non "mi appaga" e basta, ma è un continuo stimolo a crescere. In questo modo non ti amo solo perché ho bisogno di te, "perché mi completi", ma perché grazie a te imparo ad essere diverso, imparo ad uscire dai miei schemi comportamentali e a scoprire nuove possibilità dell'esistenza. E questo reciprocamente.
Una coppia duratura può anche essere quella delle due metà che si incastrano. Una coppia matura, invece, è fatta da due metà che si aiutano reciprocamente a diventare "due interi".