07 novembre 2009

Viva l'eros, abbasso il porno!

Se è vero che "chi più ne parla meno lo fa", viviamo in momento storico poco gaudente. Siamo sommersi in un contesto ipererotizzato, tette e cosce impazzano, ci si smutanda pur di vendere una caramella in più e in tv stanno per scomparire le donne non inquadrabili perizomaticamente. A questo si aggiunge la potenza incredibile della rete. Anni fa per acccedere a del materiale pornografico era necessario scavalcare lo scoglio della vergogna di chiedere ad un edicolante le riviste zozze. Adesso il materiale pornografico ti invade gratis la mail a prescindere dalla tua volontà. E non è un fatto da poco, pensateci bene: quanto autocontrollo bisogna avere per non cliccarci sopra? Come dice il sommo Caparezza, "la piaga dell'uomo moderno - è passare le notti con gli occhi sullo schermo - per diventare adulto con un click su confermo" (da La rivoluzione del sessintutto). Continuo a credere (oddio, sono già diventato un veteropalloso?) che la sessualità, proprio perché bella, buona e giusta, vada separata dalla mercificazione e dall'inflazione banalizzante (che impera in tv) e dallo stress ipermeccanico-anatomico del porno (che domina il web).
E qui nasce il dilemma. Censurare? Educare? Da una parte la censura non funziona e non ci piace. Dall'altra, l'educazione ha processi con incidenze sociali troppo lente rispetto all'urgenza del fenomeno.
Forse occorre tornare a fare bene l'amore. Sperimentare la potenza di questa forma di intimità e ri-scoprirne la bellezza porterebbe mille volte a preferire il corpo del proprio partner (forse imperfetto ma vero, presente, vivo qui con me e per me) all'immagine del/la pornostar che scopa con tutti ma non ci ama.

12 settembre 2009

Dialogo tra un tassista ed un giovane counselor

Tassista: -...cosicché lei ha una figlia
Giovane Counselor: - Sì, di un anno e pochi mesi. E lei?
T: - Bah, cosa vuole che le dica... Ho un figlio di 17 anni. Io la invidio, perché è vero quel che si dice: "Figli piccoli, problemi piccoli". Invece con gli adolescenti...

GC: - Cosa succede?
T: - Eh, non sono più i tempi di una volta... La società è cambiata... Tutto gli è dovuto, non conoscono più il valore del sacrificio. Un tempo era diverso, ora hanno abolito anche il Servizio Militare obbligatorio... Lì sì che ti insegnavano a stare al tuo posto...
GC: - Lei si è trovato bene al servizio militare?
T: - No. Malissimo. E' stata un'esperienza terribile.
GC: - E per educare suo figlio è necessario fargli fare un'esperienza che lo faccia stare malissimo?
T: - ...Lei non può capire... Questi giovani hanno tutto e non capiscono più il valore delle cose. Pensi che... Quando ero giovane io, la patente a 18 anni ce la sognavamo e quando io ho chiesto la macchina a mio padre, mi rispose che dovevo lavorare e poi la macchina me la sarei comprata con i miei soldi...
GC: - E se lei condivide questo principio, cosa le impedisce di fare un discorso analogo a suo figlio?
Il tassista tacque.

---

E' legittimo dire che oggi è più difficile essere genitori? Solo se ammettiamo che è più difficile anche essere adolescenti.
Vecchi modelli educativi sono giustamente crollati e, in mancanza di altro, li si idealizza come un "paradiso perduto". Non c'è dubbio che la sovrabbondanza di beni fa perdere il senso del valore. Non c'è dubbio che essere sommersi di cose "tutto e subito" fa perdere il senso della progettualità e che, con le papille gustative bruciate dal troppo cibo, si perde la capacità di gustare le cose. Ma tale sovrabbondanza non l'hanno costruita da sé le nuove generazioni, gli è stata gettata addosso come un pesante fardello... Ci vuole coraggio ad essere genitori oggi, certo. Ma il coraggio non sta nel "fronteggiare" i figli, quanto nell'andare controcorrente rispetto alle pressioni sociali che ci vogliono "consumatori globali" anche quando siamo educatori ed in base alle quali anche l'essere bravi genitori si misura sulla "quantità" (di cose date - "non ti ho fatto mai mancare nulla") più che sulla qualità e la verità della relazione. Caro amico tassita, non scaricare sulla "società di oggi" le colpe di una tua responsabilità educativa che non vuoi assumerti.

13 maggio 2009

La finestra dei fili ritrovati

La maggior parte delle definizioni di counseling che trovo in giro (siti, dépliant, ecc.) sono definizioni "al negativo", cioè iniziano col dire cosa il counseling "non è". Dal punto di vista comunicativo questo è un grande errore perché la definizione diventa macchinosa, lunga, logicamente contorta e quindi controproducente: volevamo fare chiarezza sul counseling ed invece abbiamo complicato le cose.
Sta di fatto che in questo momento, soprattutto in Italia, l'attività di counseling deve ancora guadagnare una sua specificità e definirla in maniera chiara non è così semplice. Ed è un peccato, perché questa difficoltà limita la sua diffusione.
E' in casi come questi che tornano di grande utilità le metafore, capaci di dire in maniera intutiva concetti complessi. Ecco quella che a me sembra attualmente la più efficace e sulla quale baso le mie "spiegazioni" ai clienti.
Il counselor è... uno che ti aiuta a ritrovare il filo.
Quando stai vivendo un momento ingarbugliato e hai bisogno di rimettere le cose a posto, un counselor, attraverso l'ascolto attivo e specifiche tecniche di colloquio, ti sostiene nel ritrovare le tue energie interiori per ripartire.
Ad ognuno di noi può capitare di attraversare momenti difficili e confusi in cui capiamo di avere bisogno di un sostegno più efficace del semplice "momento di sfogo con l'amico del cuore". Un counselor ti aiuta a scegliere senza scegliere al posto tuo. Ti aiuta a ripartire lasciandoti la responsabilità dei tuoi passi. Ti sostiene nel cambiamento e nel recupero delle tue "energie sopite" nei momenti chiave della tua vita. Il percorso di counseling è quindi per definizione contenuto, legato ad un obiettivo di cambiamento specifico e può essere applicato alle diverse dimensioni della vita: relazioni familiari e/o di coppia, vita professionale, ecc.

Nel mio studio ho appeso da qualche giorno "la finestra dei fili ritrovati": ogni persona che è riuscita a ritrovare il proprio filo, nell'incontro conclusivo lo appende lì, come traccia del percorso fatto.

10 marzo 2009

Emozioni e società: il video

Come sono cambiate le espressioni sociali delle emozioni? Alcune suggestioni per notare le differenze delle quattro emozioni principali (tristezza, rabbia, paura, gioia) col mutare della società.
Filmato realizzato da me per le Giornate di Analisi Transazionale organizzate da AIAT e IAT nel dicembre del 2008 sul tema: "AT e società: sviluppi a cinquant'anni dal sistema di Psichiatria sociale di Eric Berne".


25 gennaio 2009

Non è tempo per noi



A meno che non viviate in un eremo o abbiate deciso di aprire un baretto su una spiaggia caraibica, vi capiterà di fare una lotta più o meno forte (e più o meno persa) contro il tempo.
Ovviamente le proprie abitudini caratteriali (quanto mi riempio la giornata) e le pressioni sociali (ad esempio: vivere a Milano o a Foligno) variano da persona a persona, ma c'è una dimensione che è spesso comune: il senso di fatica generato dal tenere più cose insieme, alcune volute ed altre (talvolta tante) "dovute" in un tempo limitato. Ecco allora la necessità di dover stabilire le priorità. I maestri del "time management" insegnano che è importante stabilire una gerarchia delle proprie attività seguendo due criteri: l'importanza e l'urgenza. Ci sono cose importanti ed urgenti che vanno fatte subito, ci sono cose non importanti e non urgenti che vanno tralasciate. I problemi sorgono con le altre due opzioni. Ci sono cose importanti ma non urgenti che vengono in genere superate dal quelle urgenti ma non importanti.
Per un manager, ad esempio, è importante dedicare del tempo a dei seri momenti di conoscenza e condivisione con i propri collaboratori. Ma "non c'è tempo"... Per un genitore potrebbe essere importante mantenere dei propri momenti di silenzio per evitare di essere fagocitato ed esaurirsi nelle mille faccende familiari. Ma "non c'è tempo"... E sempre per un genitore è importante avere del tempo da dedicare al gioco con i propri figli. Ma spesso questo non c'è perché "con tutto quello che ho da fare per mandare avanti la baracca..." Non c'è tempo!
In realtà il tempo non c'è per nessuno, per il semplice fatto che non esiste (vi risparmio la dimostrazione filosofica), quindi "non avere tempo" è un falso problema. Il vero problema è che le cose urgenti scacciano quelle importanti, ma per garantirci felicità occorre affrontare la fatica di dedicarci alle cose importanti. Nello spazio contenuto di questo blog, eccovi un consiglio "pronto all'uso".
Uno dei modi migliori per trovare tempo per le cose importanti ma non urgenti è quello di ritualizzarle. Riservare un'ora alla settimana per un dialogo libero con i collaboratori. Dedicare venti minuti al giorno alla "decompressione" personale. Al rientro dal lavoro, celebrare il rito quotidiano del gioco con i figli, che niente deve interrompere. Perché il rito, per definizione, ha a che fare con il sacro e non deve essere violato. Ci sarà poi da lottare contro la fregatura dell'abitudine (che fa perdere il gusto del rito e ne offusca il valore) attraverso un esercizio di creatività, ma questo è un altro discorso.
Ora vi saluto, devo correre perché ho da fare. Come dite? E' un po' di mesi che scrivo poco sul blog? Sì, lo so che è una cosa importante ma... non c'è tempo, con tutto quello che ho da fare...